Microcarnirare Micropropagazione piante carnivore , orchidee e piante rare
La micropropagazione oggi,vantaggi e svantaggi...

La tecnica della micropropagazione o coltura in vitro rappresenta, da più di trent’anni, il metodo di

propagazione più efficiente nella produzione di piante in vivaio.

Rispetto ad altre tecniche di propagazione convenzionali, la micropropagazione riesce a produrre in

breve tempo un maggior numero di piante, geneticamente uniformi ed esenti da virus. Quando si parla

di coltura in vitro si intende la produzione di piante, a partire da piccolissime parti delle medesime,

tessuti o cellule allevate in ambiente asettico (provette o altri contenitori), ove si possono controllare sia

i fattori ambientali che nutrizionali.

I vantaggi principali della micropropagazione possono essere cosi riassunti:

1) produzione di un gran numero di piante,utilizzando anche solo una pianta madre, con un notevole

risparmio nel mantenimento delle stesse;

2) garantire l’uniformità genetica delle nuove piante rispetto alla pianta madre;

3) ottenimento di un gran numero piantine in uno spazio ristretto;

4) riprodurre piante virus esenti;

5) può costituire un utile strumento per la conservazione del germoplasma di una specie, cioè di quei

genotipi che per vari motivi non sono più utilizzati , ma depositari di caratteri genetici molto importanti.

Invece di essere raccolti in costose collezioni di pieno campo possono essere conservate in vitro ed in

uno spazio piccolo;

6) possibilità di propagare specie a basso potenziale rizogeno e quindi difficilmente moltiplicabili con le

tecniche più tradizionali (talea, propaggine, margotta).

Gli svantaggi derivanti dalla propagazione in vitro sono rappresentati essenzialmente:

· alti costi per le attrezzature richieste

· richiesta di personale qualificato e specializzato vista l’esigenza di lavorare in ambiente asettico

e controllato

· rischi di ottenere variazioni genetiche non controllabili nel materiale di propagazione

· diffusione di patogeni che se non sono subito individuati possono causare problemi molto seri.

 
Fasi della micropropagazione
La tecnica della propagazione in vitro viene effettuata attraverso diversi passaggi consecutivi, con i

quali, dal singolo espianto di partenza, vengono prodotte diverse nuove piante. Le fasi della

micropropagazione hanno tutte importanza fondamentale per l’ottenimento di piantine adatte alla fase

finale di acclimatazione, che rappresenta il passaggio della pianta dall’ambiente in vitro all’ambiente in

vivo. Quindi possiamo dire che tutte le fasi sono correlate tra loro ed eventuali errori operativi si

ripercuotono sulle successive fasi.

Le diverse fasi in cui si articola la micropropagazione sono :

1) reperimento degli espianti;

2) sterilizzazione degli espianti;

3) impianto di materiale vegetale sterilizzato;

4) proliferazione dei germogli;

5) allungamento dei germogli;

6) radicazione dei germogli;

7) acclimatazione delle piante.

 

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Le condizioni ambientali della camera di crescita
Oltre ai componenti del substrato di crescita, sono importanti le condizioni ambientali nelle una volta

posti nel contenitore in vetro i germogli, devono essere controllati i fattori che determinano l’ambiente

di crescita. I contenitori in vetro una volta ricoperti dalla film trasparente sono collocati nella camera di

crescita.

All’interno della camera di crescita devono essere create le condizioni ideali per la vita del germoglio in

vitro.

I fattori ambientali più importanti che influenzano la vita dei germogli sono:

1) Temperatura;

2) Umidità relativa;

3) Luce.

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Il substrato di crescita e gli ormoni coinvoltii nella micropropagazione

Il substrato di crescita.

La preparazione del substrato di crescita riveste un’importanza fondamentale in ogni fase in vitro del

ciclo di propagazione. Per ogni specie e per ogni fase della coltura in vitro, infatti, vi è uno specifico

substrato. La scelta degli elementi che devono far parte del substrato deve essere accurata sia nel tipo

che nella concentrazione. Per le specie gia conosciute esistono delle formulazioni che portano il nome

dei loro scopritori, il più noto dei quali è il Murashige & Skoog (1962) (M&S), mentre per le nuove

specie che devono essere micropropagate, si deve procedere empiricamente e mettere a punto un

substrato adatto.

Essenzialmente in un substrato di crescita bisogna considerare:

1) la componente minerale;

2) la componente organica;

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